giovedì, Febbraio 25, 2021

Secoli dopo, un poeta che non aveva un’indole tragica, ritrovò l’immagine della principessa omerica durante la sua égira dal Nord verso la Sicilia, nei colori mediterranei e nelle traversìe del viaggio in mare. Quel poeta, Johann Wolfgang Goethe, credette di rivivere il timoroso imbarazzo di Nausicaa, la sua vergogna davanti al sentimento d’amore che lascia muti: «amato, non biasimare le lacrime silenziose,/ che mi sgorgano dagli occhi. Quindi tacciono e si guardano l’uno con l’altra», annota Goethe, dando a Nausicaa parole per svelare ad Odisseo il suo amore. Ma quel pudore, che in Omero resta inespresso desiderio e si tramuta in rassegnazione rispetto all’abbandono, nel poeta moderno diviene ferita inguaribile e argomento di tragedia. Negli schemi della Nausicaa di Goethe, tragedia restata in frammentario abbozzo, il poeta, nello schema dell’ultimo atto, inserisce una parola nuda: «Vergogna (Scham)». Una parola sola per versi che non furono mai scritti, non almeno per quella tragedia. La Nausicaa di Goethe, al contrario dell’archetipo omerico, non doveva, nelle intenzioni del suo autore, sopportare il peso dell’amore proibito per lo straniero, amore che invece, incautamente e senza vergogna, svela alle amiche e a tutti gli altri, senza ancora sapere che è irrealizzabile: «Ulisse, per metà colpevole, per metà incolpevole, permette tutto ciò, e alla fine deve rivelarsi come chi la sta per abbandonare; alla brava ragazza non resta nient’altro che uccidersi». Così per vergogna del suo amore si uccide la Gretchen del Faust. Chi ha conosciuto la vergogna è pericoloso, per sé stesso e per gli altri, perché sa che non si può sopravvivere.

L’immagine di Nausicaa e della sua metamorfosi, dalla poesia arcaica all’età moderna, può servire, crediamo, da esempio per la complessità di quest’emozione, per il suo rapporto con lo sguardo, il proprio e l’altrui, anche quello di un dio, che diventa legame tra gli uomini ed insieme motivo di emarginazione, sintomo di disagio e virtù da perseguire, emozione incontrollabile e consapevole giudizio su se stessi e il mondo. Di questa emozione, il nostro progetto intende esplorare le maschere, ossia le rappresentazioni che se ne hanno nella letteratura e nell’arte, indagandone la fenomenologia nei vari contesti culturali e l’espressione correlata alle atmosfere emotive. Presupposti e sviluppi della ricerca si trovano nella rivista www.archivio-emozioni.it. Questo sito offre un’esplorazione critica della bibliografia sulla vergogna, con l’intento di costituire un data base bibliografico ragionato sul nostro argomento (sezione: Bibliografia critica); ed un blog (aperto anche a contributi esterni) di note brevi e contributi sul tema.