giovedì, Febbraio 25, 2021

Skammen di Ingmar Bergman

Skammen (1967, La vergogna) non è forse il primo titolo della filmografia bergmaniana che verrà in mente ai cinefili. Nonostante sia dunque un’opera interlocutoria e atipica (non vogliamo abusare dell’aggettivo “minore”), è senz’altro interessante il modo con cui il Maestro di Uppsala reagisce ad alcune contingenze storiche, ben inquadrandole nel suo complesso cosmo extra-temporale, ossia nei suoi temi ricorrenti. È stato infatti rilevato che questo è uno dei film bergmaniani più terreni e terragni e meno metafisici (per quanto le aspirazioni spirituali e il mistero vi siano comunque presenti). Il tema della vergogna non è centrale, in questa allegoria sulla guerra che fu anche molto criticata perché forse troppo astratta e intellettualistica, individualistica, poiché non offriva una posizione chiara, “engagé”, sul tema scottante del Vietnam. Siamo su un’isola che vede il nascere di scontri fra fazioni all’interno di un’atmosfera simil-totalitaria, e i due protagonisti sono due artisti messi in crisi dal conflitto serpeggiante, in lotta fra sé e con se stessi. Il sentimento vergognoso si fa largo lentamente più che altro come esito dell’incapacità degli intellettuali di schierarsi e di tenere dritta la barra morale in un frangente tempestoso; sembra tutto un incubo, o meglio un “sogno altrui”, di cui si è attori e non sognatori diretti. Eva (Liv Ullman) si interroga dunque in questo senso: «Che succede quando quello che ci ha sognato si sveglia e prova vergogna?». La vergogna, l’ignominia è quella che purtroppo non avverte più suo marito Jan (Max von Sydow), prima codardo e remissivo (non riesce ad uccidere neanche una gallina), poi svergognato, privo di remore e rimorsi quando, spinto dal precipitare degli eventi, si disumanizza e uccide per la prima volta (e poi subito una seconda, una terza…) un uomo con una pistola. La vergogna alla fine divide questa coppia in intimo naufragio: lei capace di provarla ancora, lui anestetizzato dalla violenza dominante. (Massimo Tria)