venerdì, Maggio 7, 2021

Tutti ricordiamo Nausicaa, la giovane figlia del re di un’isola beata e remota, dove Odisseo naufrago approda nell’ultima tappa del suo tormentato viaggio. Tutti ricordiamo il suo coraggio nell’affrontare l’uomo sconosciuto, terribile a vedersi come un leone affamato, che per pudore si copre con un ramo frondoso e si inginocchia davanti a lei, senza toccarla e senza avvicinarsi: la supplica di uno straccio per coprirsi e di guidarlo in città. Nausicaa si innamora dello straniero, eppure ha pudore di accompagnarsi a lui, perché i suoi concittadini non abbiano a pensarne male. La vergine prova vergogna dello sguardo e del giudizio altrui; ma anche lo straniero deve guardarsi dallo sguardo degli altri, che potrebbero offenderlo per il suo aspetto miserevole e la sua fragile condizione. Perciò Odisseo giunge in città schermato da una dea, che offusca la vista dei cittadini perché nemmeno si accorgano di lui e lo lascino incolume. La vergogna spinge Odisseo alla cautela, a presentarsi al re e alla regina da solo, come supplice, vergogna che coincide con la paura del rifiuto e di irritare chi è al potere; e la vergogna ancora lo induce, una volta accolto come ospite, a coprirsi il volto per celare le lacrime allo sguardo degli altri e per non svelare la propria identità, costretto a sentire un poeta che canta episodi della sua vita: si nasconde anche per la vergogna di esser stato colui che è stato, per nostalgia e insieme per timore del passato. Il racconto omerico su Odisseo e Nausicaa e su Odisseo alla reggia dei Feaci, offre un’ampia gamma di variazioni sul pudore, sulla vergogna, sui comportamenti che questo sentimento condiziona, sul giudizio morale che provoca, in chi la prova verso sé stesso, in chi guarda verso chi si vergogna. Il celebre episodio vale quanto una rassegna delle cause e delle conseguenze della vergogna e culmina nella discrezione di uno struggente addio, quando la ragazza, volutamente nascosta in un angolo dagli uomini che si apprestano a banchettare, saluta per sempre lo straniero che gli deve la vita e gli chiede di non dimenticarsi mai di lei. Odisseo, infatti, non può sposarla, deve tornare ad Itaca. Ma l’eroe multiforme si dimenticherà di Nausicaa, nonostante la promessa contraria, o almeno ne nasconderà il nome a Penelope, quando, ritornato a casa, le racconta le sue sofferenze ed avventure. La Nausicaa omerica resta, nell’immaginario condizionato dalla letteratura, figura di un animo ancora ingenuo, di chi si innamora al primo sguardo, della luminosa serenità della prima giovinezza, del gioco spensierato, come il suo con le ancelle sulla riva del mare, intoccato dai dolori, dell’affacciarsi del desiderio e del disagio di manifestarlo, a sé stessi e agli altri.

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